In Guests

Per una sera scrollatevi di dosso la banalità che imperversa in tutti i club modaioli che ostentano guest in hype ad ogni evento, perché questa volta ci siamo spinti oltre: questa volta vi presentiamo uno dei pilastri della techno mondiale, direttamente dalla da Detroit, Carl Craig. Da ragazzino talentuoso di fine anni ’80 (allievo prediletto di guru come May, Atkins e Saunderson), a quello che dall’alto di una discografia sterminata l’artista detroitiano dimostra oggi: carisma da vendere, classe superiore ed eleganza innata. In mano sua, la techno diventa una meraviglia in grado di parlare da pari a pari col jazz modale, con ipnotiche suggestioni etno, con le oscurità emotive sospese tra dark wave e fantascienza…


Dei maestri di Detroit è colui che più ha saputo spingersi verso forme di ricerca dirette alla convergenza tra musica soul, jazz e house, mantenendo costante l’impegno verso la sperimentazione astratta e l’innovazione.
Detto questo biografia e discografia le trovate su Wikipedia. Forse un giorno quanto fatto nella “motor city” durante gli anni d’oro della techno verrà ereditato nel corso dei secoli al pari del rock degli anni ’60.
Dai pezzi storici (Innerzone Orchestra), ai più contemporanei remix, il tempo della produzione non sembra essere trascorso. Per Carl Craig e per la musica techno questa è la prova che raggiunti certi livelli di qualità musicale si va a costruire un muro invalicabile, una resistenza all’impietoso giudizio del tempo, un posto assicurato (come se ce ne fosse bisogno) nella storia.

Carl Craig è stato nominato dalla critica come “il Miles Davis della musica elettronica”.



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