In Music Pills

Dopo una breve pausa in cui abbiamo riordinato le idee e i progetti, riprende la nostra rubrica Music Pills “Your music medicine”.
Per l’undicesima edizione abbiamo il piacere di presentarvi Ennio Colaci, fondatore del collettivo Minimono e co-fondatore, ancora agli albori, di una delle label più rinomate in Italia, Bosconi.
Oltre al favoloso live set che ci ha donato, abbiamo scambiato qualche parola con lui: leggete e ascoltate!

Ciao Ennio e benvenuto su hundmusic.com.
Partiamo subito col parlare del mixato che ci hai gentilmente passato.
Per prima cosa, bisogna dire che è un liveset con tracce totalmente tue; perchè questa scelta del live? Cosa ti permette di esprimere in più rispetto a un normale set?

Non si tratta esattamente di una scelta che mi permetta di esprimere qualcosa in più, ero un batterista e poi un produttore, mi piace creare musica e riproporla nei live, non sono mai stato un dj e non ho mai avuto voglia di farlo, nutro un profondo rispetto per chi fa quel mestiere sul serio, ma non è il mio.

Il mixato parte con un tuo edit della traccia “Atmosphere” dei Joy Division e prosegue esclusivamente con tracce tue alle quali mescoli voci prese dal film del 1976 “Quinto Potere (Network)” diretto da Sidney Lumet. Come mai proprio questo film? Cosa volevi trasmettere con questa curiosa scelta?

Quello di Atmosphere è un omaggio a un gruppo che ho sempre amato, le voci di Quinto Potere invece le ho registrate dal film qualche mese fà, mi piace inserirle nei live, perché sono quelle del predicatore in tv quindi molto musicali e funky se vuoi. Poi quel film nel 76 raccontava esattamente quello che sta succedendo oggi, parla della globalizzazione e del influenza dei media sul popolo Americano. Mi piace pensare che posso dire qualcosa, esprimere un concetto critico, fare musica che faccia divertire ma che emozioni anche e in qualche modo spinga a pensare. Credo che nel campo della musica “dance” tutto ciò sta svanendo sempre più, molti giovani per esempio ascoltano e amano la Tecno Detroit ma in pochi ne conoscono la storia, quando si parla di Underground Resistance lo dice il nome stesso di cosa si tratta: prima di tutto di forte critica al sistema, di giovani neri che in una delle città più industrializzate del mondo scelgono la musica come forma di protesta. La musica elettronica è diventata di massa, e molto più diffusa rispetto agli anni 90 ma ha subito un grande impoverimento culturale è artistico. La Tecno stessa se vogliamo si può identificare in quel sistema economico e sociale che invece criticava nei primi anni 90 dalle parti di Detroit o di Colonia e Berlino.

Pensando a te, viene quasi immediato il collegamento a Minimono, progetto che ti lega a Fabio della Torre, e successivamente a Bosconi, label che hai visto nascere e crescere. Assieme a Fabio con il moniker Minimono siete usciti su etichette come Telegraph , Tuning Spork, Ethique e Love letters from Oslo per citarne alcune. Avete altri progetti in cantiere come Minimono?

Minimono è stato sicuramente il progetto a cui ho dedicato più tempo negli ultimi 15 anni, insieme al mio amico Fabio della Torre, dopo l album Runaway uscito per Bosconi nel Luglio del 2011 però, abbiamo pensato di dedicarci un po di più alle nostre singole produzioni ma proprio in quest’ ultimo periodo abbiamo ricominciato ad incontrarci in studio e quindi spero a breve in un nuovo ep.

Minimono prima di focalizzarsi solamente sulla musica era un progetto multimediale, nasce nel 1997 come un collettivo di giovani con l’obiettivo di riunire qualsiasi forma d’arte. Sappiamo che negli ultimi anni oltre alle produzioni in studio di sei dedicato a una decina di sonorizzazioni per altrettante installazioni artistiche. Questo binomio arte-musica mi pare di capire sia un tassello fondamentale del tuo percorso, come può la musica legarsi all’arte? La musica elettronica, così spesso screditata dall’opinione pubblica, può definirsi un opera d’arte?

La musica è arte! e la musica elettronica lo è ancora di più, ricordiamoci che nasce dalle ricerche di compositori che fanno parte della storia della musica classica. Compositori come P.Glass, J.Adams, S.Reitch, T.Riley e il minimalismo tutto è sicuramente il fenomeno più importante della musica classica contemporanea. E’ chiaro comunque che se per musica elettronica si intende quel tipo di dance suonata nelle discoteche commerciali di Riccione o di Ibiza e che passa sui piatti dei soliti stars djs, allora nella maggior parte dei casi no, non mi sento di poter dire che si tratta di un opera d’arte, anzi come ti dicevo già prima si tratta di un forte impoverimento culturale e artistico. Ma per fortuna ci sono migliaia di compositori e produttori che continuano a fare il loro mestiere focalizzando la l’attenzione sulla qualità e sulla ricerca e non sul business o la notorietà che ne può derivare.

Ultima domanda, che diverrà presto di repertorio, il nostro progetto si chiama Music Pills, se potessi identificare la tua musica come medicina per qualche malattia, cosa andrebbe a guarire?

Non saprei cosa potrebbe guarire in generale, ma ti posso dire cosa cura nella mia persona: il primo motivo per cui produco musica credo che sia un bisogno fisiologico, mi aiuta a restare calmo, mi rilassa e mi dà gioia. Insomma direi che nel mio caso è un ottimo antidepressivo.

Grazie mille!

Grazie a voi e buon ascolto!!!!

Articolo di Paolo Zonta.


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